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Le difficoltà di apprendimento

In ogni classe è possibile identificare un gruppo di bambini con problematiche legate all’apprendimento e i profili sottostanti possono essere molto diversi. Le difficoltà possono essere legate ad una condizione di disabilità fisica, sensoriale o psichica, ad una situazione di svantaggio socioculturale grave (condizioni di deprivazione precoce..), ad un disturbo specifico di apprendimento, ad un disturbo dell'attenzione e iperattività (ADHD), o a problematiche emotive ed affettive. Ogni studente con difficoltà necessita interventi (didattici e/o terapeutici) specifici per permettere la migliore espressione delle sue potenzialità.


I disturbi specifici dell'apprendimento (dsa)

La principale caratteristica dei disturbi dell'apprendimento è quella della “specificità”, ovvero i disturbi interessano uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) in modo significativo, ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi riguardano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici.

Comunemente si distinguono le seguenti tipologie di dsa:

  • dislessia: disturbo nella letturaintesa come abilità di decodifica del testo;
  • disortografia: disturbo nella scrittura intesa come abilità di codifica fonologica e competenza ortografica;
  • disgrafia: disturbo nella grafia intesa come abilità grafo-motoria;
  • discalculia: disturbo nelle abilità di numero e di calcolo intese come capacità di comprendere e operare con i numeri

Le disfunzioni neurobiologiche alla base dei dsa interferiscono con il normale processo di acqusiizone della lettura, della scrittura e del calcolo. I fattori ambientali (scuola, famiglia, contesto sociale) si intrecciano con quelli neurobiologici e contribuiscono a determinare il fenotipo del disturbo e un maggior o minore disadattamento.

Il dsa è un disturbo cronico, la cui espressività si modifica in relazione all'età e alle richieste ambientali: si manifesta cioè con caratteristiche diverse nel corso dell'età evolutiva e delle fasi di apprendimento. La diversa espressività del disturbo nelle diverse fasi evolutive dell’abilità in questione suggerisce l’importanza di un intervento tempestivo e di una diagnosi precoce.


Dislessia, disortografia, disgrafia

Con la presentazione ufficiale delle Raccomandazioni sui DSA (Consensus Conference 2007 e 2010) e la Legge nazionale 170 del 8 ottobre 2010, si è fatto un passo in avanti per definire con maggiore precisione, a livello nazionale, a quali manifestazioni cliniche ci si riferisce quando si parla di dislessia, disortografia e disgrafia.

Per dislessia si deve intendere solo uno specifico disturbo nell’automatizzazione (rapidità) e nella correttezza della lettura strumentale (decodifica); per disortografia solo un disturbo specifico nella correttezza della scrittura (processo di trascrizione tra fonologia e rappresentazione grafemica della parola); per disgrafia una specifica difficoltà nella realizzazione manuale dei grafemi e quindi nel grafismo; per discalculia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri.

L’intesa raggiunta fa sperare che interpretazioni di dislessia, come di un disturbo della comprensione del testo o di scrittura o peggio del calcolo, siano superate e si sappia distinguere anche la differenza tra disturbi della competenza ortografica e del grafismo.
 

L’età minima in cui è possibile effettuare la diagnosi (a cura di neuropsichiatra infantile o psicologo) coincide con il completamento del 2° anno della scuola primaria (3° per la discalculia), dal momento che questa età coincide con il completamento del ciclo dell’istruzione formale del codice scritto; inoltre entro questa età l’elevata variabilità inter-individuale nei tempi di acquisizione non consente una applicazione dei valori normativi di riferimento che abbia le stesse caratteristiche di attendibilità riscontrate ad età superiori.


Tuttavia, è importante sottolineare che già alla fine del 1° anno della scuola primaria può capitare di notare bambini con profili funzionali così compromessi e in presenza di altri specifici indicatori (pregresso disturbo del linguaggio, segnalazione delle insegnanti della scuola d’infanzia rispetto all’acquisizione dei prerequisiti), che appare possibile ipotizzare un alto fattore di rischio.

Discalculia

La recente letteratura sul DSA del Calcolo distingue nella discalculia profili caratterizzati da debolezza nella strutturazione cognitiva delle componenti di cognizione numerica (cioè intelligenza numerica basale: subitizing, meccanismi di quantificazione, comparazione, seriazione, strategie di calcolo a mente) ed altri che coinvolgono procedure esecutive (lettura, scrittura e messa in colonna dei numeri) ed il calcolo (recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto).

Vi è un generale accordo sullescludere dalla diagnosi le difficoltà di soluzione dei problemi matematici.


Per l’analisi dei disturbi della cognizione numerica si raccomanda, alla luce delle ipotesi emergenti nella ricerca, l’individuazione precoce di soggetti a rischio tramite l’analisi di eventuali ritardi nella acquisizione di abilità inerenti alle componenti di intelligenza numerica (possibile già in età prescolare.

 Per l’analisi dei disturbi delle procedure esecutive e di calcolo si concorda con il definire quale età minima per porre la diagnosi non prima della fine del 3° anno della scuola primaria, soprattutto per evitare l’individuazione di molti falsi positivi.

Oggi in Italia vengono segnalati circa il 20% dei bambini come bambini con difficoltà di calcolo eppure la percentuale di incidenza della discalculia si aggira sul 0,2% circa. Quindi un buon 80% circa delle segnalazioni è costituito da casi di generale difficoltà di apprendimento, ma non di disturbo specifico del calcolo. Gli uni e gli altri possono presentare taluni elementi in comune ma, in linea di principio, costituiscono tipologie del tutto differenti.

La ricerca dimostra che non esiste una correlazione tra l’essere bravi in matematica ed una particolare predisposizione - “c’è chi è bravo e chi non lo è” - poiché esistono meccanismi innati che vanno potenziati già dalla scuola d’infanzia per assicurare competenze matematiche più complesse. Nel caso in cui non vi sia stato un adeguato potenziamento dei meccanismi dominio-specifici il profilo di un discalculico può essere confuso erroneamente con quello di un soggetto con difficoltà.

 

 

News dal sito Riduci
FAQ - Normativa Nazionale DSA - domenica 23 novembre 2014

Le risposte ai quesiti più frequenti di genitori e insegnanti sulla normativa nazionale sui DSA. A cura di Dott.ssa Doriana Binotto

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